Michele Ghiotti rispolvera Lucano per riscoprire il rapporto tra Dante e Virgilio

Ha avuto luogo nel tardo pomeriggio di giovedì 18 maggio presso la Sala della S.U.M.S., con un buon riscontro di pubblico, il secondo appuntamento del Mese Dantesco, giunto alla sua undicesima edizione. La conferenza è stata introdotta dalla puntuale introduzione del Vicepresidente della Dante Alighieri Avv. Luigi Lonfernini, che ha fatto un bilancio della ricca e indefessa attività culturale dell’associazione, ribadendone l’apertura e l’appello alla cittadinanza e soprattutto ai giovani sammarinesi. Quindi Michele Ghiotti, insegnante di materie umanistiche nel nostro liceo, ha analizzato i primi versi del IX canto dell’Inferno, in cui Virgilio, bloccato dai demoni di fronte alle porte di Dite, tenta invano di tranquillizzare Dante rivelandogli che egli ha già compiuto il viaggio fino alla fine del baratro infernale, congiurato dagli incantesimi della crudele maga Eritone.

L’intervento, volto a diseppellire la fonte da cui Dante ha tratto questo inquietante personaggio (ovvero la Pharsalia di Lucano, oscuro poema epico del I sec. d.C. sulle guerre civili tra Cesare e Pompeo), ha preso il via dalla biografia del poeta di Cordova e da un sintetico profilo della sua anti-Eneide, imbevuta di stoicismo e avversione all’impero, per poi passare alla lettura e al commento degli esametri in cui viene messo in scena l’orrido rito negromantico officiato dalla spietata e sanguinaria fattucchiera, prima strega della letteratura occidentale.

Di fronte al brano lucaneo, fitto di elementi macabri e demoniaci, Ghiotti ha illustrato i motivi, insieme etici e poetici, per cui Dante ha ideato per Virgilio un retroscena tanto spaventoso e allarmante: la volontà, in sintesi, di ribadire l’insufficienza – prima morale poi letteraria – della sua guida, certo formidabile aedo di Roma e massimo esempio dell’humanitas classica, ma comunque uomo pagano che, coltivando un rapporto forzosamente deficitario e superstizioso con il soprannaturale e il divino, non avrebbe mai potuto affrontare un viaggio benedetto e salvifico come quello del suo discepolo.

La breve lezione, coronata da una riflessione sul valore divinatorio e negromantico della poesia dantesca (tutta la Commedia, ha ribadito il conferenziere, è in fondo un serrato dialogo, spesso profetico, con il mondo dei morti), si è conclusa con la lettura della lirica Necromancy dello scrittore e poeta americano Clark Ashton Smith, definito “il Keats del Pacifico”.

Il prossimo appuntamento è per giovedì 25 maggio, alle ore 21:00, presso il Cinema Concordia, dove la prof.ssa Elena D’Amelio, esperta studiosa di storia del cinema, introdurrà la proiezione dello storico film muto del 1926 “Maciste all’Inferno”, che sarà (ri)animato dalle improvvisazioni jazzistiche del rinomato chitarrista Roberto Monti.

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