TERZA SERATA DEL CINEFORUM: In scena l’odissea umana di Tony Vilar, che racconta cosa significa essere italiani in America

Si è tenuta mercoledì 29 agosto, presso i giardini dell‘Ambasciata d’Italia, la terza e penultima serata del cineforum “Non sembiava immagine che tace” – Sguardi contemporanei – l’Italia si racconta”, organizzato dall’Ambasciata d’Italia e dalla “Dante Alighieri” di San Marino. Il pubblico convenuto, ancora più numeroso rispetto alle prime due proiezioni, ha grandemente apprezzato la pellicola presentata, “La vera leggenda di Tony Vilar“, del 2006, di Giuseppe Gagliardi, che, come sottolineato dalla moderatrice, la prof.ssa Maria Elena D’Amelio, prende in esame con una “leggerezza calviniana”, in grado di affrontare questioni importanti e complesse con levità e ironia, temi di grande spessore come l’emigrazione italiana all’estero, l’identità italo-americana e gli stereotipi ad essa connessi.

In un mix scoppiettante e originalissimo di mockumentary, road movie, musical e videoclip, viene narrata – tramite il viaggio del cantautore Peppe Voltarelli, aiutato da una serie di pittoreschi personaggi italo-argentini e italo-new

yorkesi nella ricerca dello scomparso Tony Vilar – la straordinaria vicenda umana di questo formidabile cantante melodico di origini calabresi, al secolo Antonio Ragusa, che, dopo aver lasciato la penisola con la sua famiglia, sbarcò a Buenos Aires per fare fortuna nel mondo della musica. Grazie alla passionale voce da “crooner” e alla disinvoltura compositiva, fu per diversi anni – tra i Cinquanta e i Sessanta – sulla cresta dell’onda: scalate le classifiche dell’epoca, raggiunse l’apice del successo con il celebre brano “Cuanto calienta el sol“, salvo poi sottrarsi alle luci della ribalta per reinventarsi rivenditore di auto usate.

Come è stato rilevato nel proficuo e ampio dibattito, il film, che gioca con tutta una serie di topoi “made in Italy” e con un apparato citazionistico che va dai “Bravi ragazzi” di Scorsese a Spike Lee, indaga da una parte le radici storiche e le conseguenze culturali dell’emigrazione italiana nelle Americhe e dall’altra – allestendo una galleria di picareschi personaggi, ora reali ora fittizi, quali Tony Pizza, Frank Bastone e Vinny Lucania – cosa significa essere italiani all’estero oggi, nel ventunesimo secolo, quando Little Italy viene fagocitata da China Town. Forte di una scenografia v intage, a tratti low-fi, di un’interpretazione consciamente macchiettistica e di una frizzante vena metanarrativa (esilarante il sogno felliniano di Peppe mentre si fa radere dal barbiere di De Niro), la pellicola, ingiustamente poco diffusa per questioni di distribuzione, non ha mancato di sollecitare interessanti riflessioni sociologiche, linguistiche ed estetiche.

Il prossimo e ultimo appuntamento è per mercoledì prossimo, 5 settembre, con il film “Generazione 1000 euro” (Massimo Venier, 2008).

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