LA “COMMEDIA” E IL “DON CHISCIOTTE

Una mirabile analisi comparativa tra i due grandi classicie sposta dal Prof. Ferdinando Gasperoni ha concluso, con una “sorpresa” finale, la tredicesima edizione del Mese Dantesco.

Si è tenuto giovedì sera, presso la Sala Conferenze del Palazzo della Mutuo Soccorso in Città, l’ultimo appuntamento del Mese Dantesco 2019, organizzato dalla Dante Alighieri in collaborazione con la Scuola Secondaria Superiore. Davanti a un pubblico numeroso ed entusiasta il prof. Ferdinando Gasperoni, docente di Latino e Italiano presso il nostro Liceo Scientifico, nonché rinomato conferenziere già attivo nelle scorse edizioni dell’iniziativa, ha presentato un’approfondita ed esaustiva lezione su un tema assai peculiare, ovvero l’analisi, in chiave comparatistica, tra due grandi classici del canone occidentale, la “Commedia” e il “Don Chisciotte“.

Da una parte la summa del sapere medievale, cattedrale di similitudini e figurazioni verticalmente orientata a un Dio che è creatore di un universo geocentrico perfetto, in cui al sapiente e al poeta è preclusa ogni nuova scoperta e ai quali non resta che sistematizzare la realtà in chiave enciclopedica, o, come fa l’Alighieri, creare un proprio percorso (innanzitutto spirituale), decifrando i simboli, le allegorie e le figure che la Provvidenza ha disseminato in ogni angolo del mondo.

Dall’altra invece un romanzo già moderno, votato all’entropica proliferazione di concetti e trovate tipica del Barocco, riflesso di un secolo di disordine politico e sociale, segnato soprattutto dalla vertiginosa rivoluzione antropologica che fu l’affermazione, avviata da Galileo, della teoria eliocentrica.

Qui i versi di Dante, che, forti di fede e tensione mistica, incentrano il cosmo e la storia (compreso il passato classico) sull’”amore che move il sole e le altre stelle”. Là le avventure a schidionata dell’ingegnoso hidalgo, centrifughe, senza un solo fuoco, come l’ellisse prediletta da Bernini e dagli architetti dell’epoca, vicende tanto bizzarre, curiose e immaginifiche quanto la concettosa poesia di Giovan Battista Marino.

Anche le due guide sono molto diverse. Virgilio, “famoso saggio“, è emblema della Ragione, maestro di stile e dux oltremondano, mentre Sancho Panza, scudiero sempliciotto, vanamente tenta di fare ragionare il suo signore.

A chiudere la splendida serata è stato Stefano Gasperoni, fratello del conferenziere, nonché autore di poesie “pascoliane” e di un poema di prossima pubblicazione sulla storia della Repubblica narrata dal Monte Titano in persona. Davanti alla sala gremita il letterato ha recitato una sua suggestiva poesia che ha celebrato ed attualizzato il formidabile personaggio del cavaliere errante, figura estremamente contemporanea nella sua aspirazione di riscattare una vita deludente e soffocante attraverso il potere della letteratura e dell’immaginazione.

Terminato l’incontro, vissuto dai presenti con grande consenso e appassionante tensione culturale, lunghi e calorosi applausi hanno inteso sottolinearne il pieno successo.

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